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Elucubrazione @@PGD’O

Scritto da ilfrancescano. Postato in La Parola

ESTRO E MENTE IN SOLITARIO VIAGGIO

 

3) Elucubrazione @@PGD’O

 

 

Si, sono piacevolmente trepidante, domani VI CONOSCERÒ.

Al dir il vero alcuni di voi, sono anni che fanno parte dell’Accademia.

Onestamente questa mia alterazione, non è del tutto OK, no, non per colpa dell’incontro! Ma, perché mi frullano in testa questi lemmi:”Straniere genti, l’ossa mie rendete/allora al petto della madre mesta”.

Si, lo so, non son versi miei, ma del grande UGO FOSCOLO, son versi del patrimonio mondiale, non son versi composti solo per GIOVANNI, son versi di riflessione per ogni anima che sale sul barcone.

Prendendo spunto da questo sonetto, dal motivo accennato, soffermiamoci a ponderare il dolore di una madre che è costretta ad affidare al fato il suo bambino, alquanto in terra natia il governo dispotico vuole i sudditi ossequioso e ligi alla sua legge, anche se dell’umano libero pensiero dei suoi figli, se ne fotte? Ma è giusto questo?

Dove avrà termine quel viaggio di quel fanciullo?

Spesso, troppo spesso in quella “pace” raggiunta con la morte.

Quel bimbo salendo sulla nave ha il volto lucente dal pianto, l’anima e il cuore bloccati dalla disperazione, a causa di quell’avverso proprio destino, nella mente ciononostante una fiaccolina brilla, è “la Speme/Ultima Dea” che

involve…/l’obblio nella sua notte...”

(DEI SEPOLCRI).

Giorni e giorni con negli occhi il volto irrorato di lacrime della madre, avrebbe bisogno di una carezza, e non di parole amare e … non di quel travaglio di vita… di morte..

 

 

(questo discorso non sarà pubblicato in prefazione)

ESTRO E MENTE IN SOLITARIO VIAGGIO

 

Elucubrazione @@PGD’O

 

L’IMPORTANZA DELL'ANTOLOGIA,

UN RINGRAZIAMENTO DOVUTO AGLI AUTORI

 

Antologia, ovvero scelta di fiori, in lato letterario scelta di testi diversi tra loro per stile e per lingua, di uno o più scrittori , raccolti in volume.

Noi italiani abbiamo una LINGUA estesa, e chi meglio degli autori la può usare?Usare sostenendo momenti drastici nazionali.

Questo è lo scopo principale di questo florilegio, difatti con il profitto venuto da codesta pubblicazione, prima vi abbiamo

supportato il TERREMOTO CENTRO ITALIA e poi il FONDO ITALIANO ABBATTIMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE.

Possiamo quindi affermare con entusiastico amor proprio, che, la cultura ha sempre un ruolo filantropico da lodare.

Ergo che lo scopo è lo stesso di sempre, lo scopo che l’Accademia Francesco PETRARCA, nel tempo ha sempre percorso, grazie agli autori che, ogni volta rispondono alle esigenze ed alle necessità del momento, pur se il loro animo, in tali circostanze è impregnato di pessimismo; che

si profila, in taluni componimenti, è che appartiene ad una componente artistico-culturale che, plana sul nulla ove tutto precipita.

Sul pessimismo, esaminiamo le divergenze caratteriali di due illustri poeti, assai diversi non solo sul piano poetico, ma, innanzitutto su quello moralistico, da una parte GIACOMO LEOPARDI, dall’altra UGO FOSCOLO.

Il pessimismo del primo asserisce”che nulla esiste di reale, di vero, se non il dolore e l’infelicità umana”, dunque si dà per vinto, di controcanto, dissonante è l’opinione del Foscolo, il quale, ricco di vita interiore, sfoga il suo pessimismo nel ragionamento. Non per nulla il Foscolo è il creatore delle’”ILLUSIONI”, quell’insieme di miti ”AMORE, PATRIA, BELLEZZA, LIBERTÀ, GLORIA, POESIA” che cromano l’esistenza, e il suo ringraziamento è soprattutto per la “Poesia” che, lo renderà celeberrimo fino all’ultimo giorno del mondo.

A noi posteri ha lasciato questa ponderatezzaCon la meditazione, non è necessario aprire nuovi orizzonti, ma, solo migliorare quelli che già sono nostri”(U.Foscolo).

Dunque, il pessimismo permette di esprimere i concetti più lauti e polifunzionali.

Altri di voi, hanno deposto il proprio estro nella ODE,

quell'alleanza tra forma metrica e strofa, alla quale si ricorre per simboleggiare l'esaltazione del culto dottrinale.

Questo tipo d’arte era già universale nell’antica Grecia, gli idealisti usavano accompagnare all’oratoria, la musica.

Avete mai ascoltato questi lemmi “Saffo pura/dal dolce sorriso/dai capelli di viola “(ALCEO) con sottofondo musicale? Vi assicuro che ascolterete il sublime.

O questi versi di SAFFO Eros mi scuote la mente/come il vento sui monti gli alberi invade” accompagnati da un Notturno di Chopin? La loro grazia conquisterà il vostro cuore.

Anche presso i Latini, la parola si diluiva nel ritmo musicale, dando vita al CANTUS o CARMINA.

Nei tempi più moderni, la Carmina in Italia , adottò lo schema metrico non fisso, caratteristico stile in voga nel Cinquecento, “Ben conosco io che la mia fiamma nasce/come non sempre il sol chiuso è dall' ombra”(G.G.TRISSINO).

Questo stile subì due ristrutturazioni importanti, la prima nel Seicento da parte del G. CHIABRERA”Sul bianco Pioppo/ove la vista è lieta/per le belle viole impalidite”, l’altra un secolo dopo da G. PARINI”Nudo accorrà, ma libero/il regno de la morte”, il quale costituì la strofa di versi settenari e ottonari.

Nell’Ottocento l’Ode continuò ad essere usata, mi limito a ricordare”cantava il Vate odrisio/D'Argo/la gloria” (V.MONTI),”Un vate di gran lode/sul principio d'un'ode/piange il suo fior gentile”(A.MANZONI),il suddetto FOSCOLO scrisse due ODI.

Qualcun altro harealizzato un bel SONETTO, formato da 14 versi endecasillabi, e distribuiti in 2 quartine, legate da rime incrociate e in 2 terzine con rime legate in vario modo.

Un vero poemetto o addestramento d'adempimento?

 

 

 

 2) ESTRO E MENTE IN SOLITARIO VIAGGIO

 

 

 

Elucubrazione @@PGD’O

 

 

 

A voi che il testo leggerete“ardua sentenza”, scrivere no, non è facile!

 

Se, ai discendenti la tua inventiva vuoi trasferire, allora devi assolutamente lasciar loro il tuo impegno, la tua dedizione di qualità, quel qualcosa di “unico”.

 

Son “LE FANTASIE”(G.BERCHET), i nostri miraggi, i nostri canti, i nostri squilli d’anima che dobbiamo tramandare in loro.

 

Quei fremiti umani, quell’irruenza passionale, in cui depositiamo le nostre illusioni e speranze, sarà orgoglio per loro, sarà ardente desiderio di “clonarci”, come d'altronde facciamo noi.

 

Indubitabilmente, non ricalcando le loro parole, ma, restando legati ai nostri avi, mediante lo stile.

 

Prendiamo ad esempio la”canzone libera leopardiana”, quante penne si legano a quell’effusione sentimentale e a quella ricca fantasia che, il grande Giacomo ha liquefatto in “A SILVIA”.

 

In quel suono dell’ora che giunge dalla torre del borgo, in quel canto di passero, in quell’imbrunire dello scampanellio della Chiesa di Sant’Agostino, in quel passo felpato che viene dalla campagna c'è l’alto lirismo di un’anima tormentata, ma, lo spirito umano che si abbandona istintivamente ai grandi pensieri, che cuore e fantasia lega a sogni e speranze, appartiene solo a quella donzella che, tesse e canta.

 

In quella melanconia poetica, Leopardi non impreca contro il crollo veritiero della sua esistenza, ma contro quel richiamo evocativo colmo di risonanze armoniose ed accorate.

 

Dunque, quanti autori si ancorano a questo poetare?

 

La “canzone libera leopardiana” di certo non è facile ricalcare, non tutti riescono a compilare rime liberamente ritornanti, non tutti hanno quel palpito amoroso per una fanciulla di 21 anni, deceduta per tisi.

 

Teresa Fattorini alias Silvia, è l’unico vero amore dell’autore, quell’amore che arriva in punta di piedi e, colora nelle percezione dell’autore, un felice avvenire.

 

Il fato birichino però si oppone e quella soave chimera tramonta.

 

Da quel giorno tutto muta, ora il poeta ama un fantasma, un'apparizione in adolescente pudore.

 

Pur essendo trascorso un bell’asso di tempo, l’adulto Giacomo lacrima per la perduta felicità, i suoi occhi miopi son colmi di eterea visione, in quel travaglio filosofico rimpiange le attese disilluse, e l’infelice sorte degli uomini.

 

L'egoistico passionalismo, dal verso 52, non parla più a Silvia, ma alla Fede nella morte, così seducente, così’ ingannevole.

 

Si, questo è il suo unico desiderio!

 

Perché vivere? Per chi vivere?

 

Stremato, disincantato, angosciato Leopardi, secondo me, è il più “grande cantore della giovinezza”, quello che ha vissuto con nostalgia il mistero del VERO AMORE.

 

 


 

 


 

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