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"In una notte d’estate”@PGD’O

Scritto da ilfrancescano. Postato in PGD'O


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In una notte d’estate”@PGD’O

"una catastrofe letteraria"


L'INCONTRO


In una notte d’estate

gli estrosi vaneggi

spalleggiano la morte.

Il pane manca,

la siccità feconda,

i nervi cedono.

Elena l’Abadessa,

piange l’amor di Giulio Branciforte.

Francesco Cittadini,

Elena non teme e

del milanese s'approfitta.

Lui è sostenuto

da Margherita,

una serva del Signore,

carente d’onore,

votata ad esser Badessa.

 

Nell’offertorio dell’antico romitorio,

 

s'affrontano l'Abadessa e il Vescovo,

 

un moto più lento e più fratto,

 

enigmatico ed incerto,

 

rende all’irta alma

 

del lugubre chiostro

 

un canto di pianto.

 

L’espressione del travaglio interiore

 

che, attanaglia la Priora,

 

s’accoppia all’ira del momento,

 

in cui, sordidamente

 

un intimismo emotivo

 

attizza ed elude

il moral concetto,

 

mediocre è or l’armonia

 

che, cede sacro terrore

 

all’equilibrio formale.


A Monsignore vien negato

il sacco del sostentamento,

Elena ai disperati l’ha ceduto,

loro si, che hanno lo stomaco vuoto!

L’antifona sa di morte e d’appetito,

i promessi peccatori si scontrastano

in salmodia del Signore.

Il melisma delle consorelle

ha greve intonazione,

nel suffisso si teme

del Vicario, la brusca reazione.

Per la pace del convento,

sotto la sbirciata accorta della Priora,

inginocchiate statue, di nero ammantate,

nel Kyrie eleison,implorano la pioggia.

L’epidemia è scoppiata a Castro,

è caduto nel peccato l'eremitaggio,

la monografia della civiltà

Ischia di Viterbo non popola più.

Ovunque c’è libidinaggio,

la perdizione si è infiltrata

implacabilmente nel cenobio,

il piacere fisico

profana la castigatezza,

tra mille difficoltà

l’Abadessa, a vessazioni chieriche

non può lasciarsi andare.

 

 


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