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IV CANTO

Scritto da ilfrancescano. Postato in Poesia

IV CANTO  PURGATORIO   DANTE

 

Quando per dilettanze o ver per doglie, 

che alcuna virtù nostra comprenda 

l’anima bene ad essa si raccoglie,                                 

par ch’a nulla potenza più intenda; 

e questo è contra quello error che crede 

ch’un’anima sovr’altra in noi s’accenda.....                        

 

Il Vate in questo Canto esprime la sua meraviglia nel constatare che il precedente incontro non gli ha permesso di accorgersi che il tempo passava,il che dimostra l'errore di coloro che sostengono che nell'uomo vi siano più anime, delegate a diverse funzioni. 

I due poeti (DANTE e VIRGILIO) iniziano l'ascesa faticosa e raggiungono il balzo sovrastante la spiaggia,dove essi si fermano guardando verso Oriente. 

La guida spiega a Dante,stupito del fenomeno del sole che lo colpisce da sinistra e non da destra,che essi sono nell'emisfero opposto e che quindi il giro del sole è invertito.

Virgilio consola Dante preoccupato della ripidezza della salita,dicendogli che piano piano che saliranno il cammino si farà sempre piu agevole. Le parole di quest’ultimo vengono interrotte di colpo e bruscamente da una voce che argutamente apostrofa Dante.

E' Belacqua,accosciato all'ombra di un macigno, e Dante lo riconosce per il suo pigro atteggiamento.

Tra i due amici si avvia una pungente schermaglia, che lascia poi il posto ad un tono malinconico e pensoso. 

Per bocca di Belacqua si viene a sapere che i pigri a pentirsi devono aspettare fuori dal lì,tanto tempo quanti furono gli anni della loro vita,se le preghiere di suffragio non li aiutano. 

Virgilio intanto ha già ripreso a camminare e invita Dante a seguirlo.

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